Category: Libri
Posted: 2006-05-11 15:29
Un mese fa, una voglia incredibile di estraniarmi dalla realtà aveva invaso la mia mente. Di solito, risolvo la questione intraprendendo la lettura di un nuovo libro. Il mio comodino è quasi sempre sommerso da una pila di romanzi, saggi e manuali. La voracità letteraria che aveva caratterizzato questo periodo aveva però ridotto le mie scorte ad un solo libro, scritto in russo, che non leggerò mai dato che l’unica cosa che sono riuscito a tradurre dal cirillico è il titolo: “Karpov - Partite selezionate 1969-1977. Non so cosa mi prese e cosa mi fece prendere la decisione, ma, scorrendo la libreria con sguardo attento e avido alla ricerca di un libro da rileggere, la mia attenzione fu catturata da un’opera letta tanti anni fa più per necessità che per voglia: Il Piacere di Gabriele D’Annunzio.
E’ strano pensare che un libro che ti ha annoiato al tempo del liceo oggi possa appassionarti e farti provare emozioni bellissime. Ammetto che questa lettura è stata veramente al di sopra delle mie aspettative e mi ha regalato momenti di evasione unici.
Andrea Sperelli è uscito dalle pagine gialle e polverose e mi ha accompagnato per le ville, i teatri e i salotti della Roma nobile e barocca dei primi del ‘900 alla scoperta di un delizioso piacere estetico ormai soppiantato dalla brutale routine dei nostri giorni moderni.
Come spesso mi succede, riesco ad immedesimarmi nei personaggi; a vivere il libro e non solo a leggerlo. Sono stato Reuven Malter, Asher Lev, Benjamin Malaussene e ora anche Andrea Sperelli, poeta e pittore, eroe decadente e incarnazione dell'Estetismo; figura in cui convivono il grandioso e il meschino; capace di amare una donna, ma contemporaneamente sussurrare ad un’altra parole come queste:
“Avere un pensiero unico, assiduo, di tutte l'ore, di tutti gli attimi;... non concepire altra felicità che quella, sovrumana, irraggiata dalla sola tua presenza su l'esser mio;... vivere tutto il giorno nell'aspettazione inquieta, furiosa, terribile, del momento in cui ti rivedrò;... nutrire l'immagine delle tue carezze, quando sei partita, e di nuovo possederti in un'ombra quasi creata;... sentirti, quando io dormo, sentirti, sul mio cuore, viva, reale, palpabile, mescolata al mio sangue, mescolata alla mia vita;... e credere in te soltanto, giurare in te soltanto, riporre in te soltanto la mia fede, la mia forza, il mio orgoglio, tutto il mio mondo, tutto quel che sogno, e tutto quel che spero...”
Che dire di D’Annunzio? E’ abruzzese, come il sangue che scorre nelle mie vene. Peccato che fosse un nazionalista convinto, ma erano altri tempi e si è redento con l’arte.
Chi volesse leggere il libro, può trovare la versione digitale a questo link: http://www.crs4.it/Letteratura/Piacere/Piacere.html